SCUOLA A SOQQUADRO

Gli studenti del biennio specialistico in didattica e comunicazione dell’arte hanno partecipato al grande progetto di traformazione di uno spazio scolastico. L’ inaugurazione si è tenuta il 5 giungo, nella scuola di Largo Baccelli di Pesaro. L’evento ha riscosso molto successo, sia i genitori che i bambini sono rimasti piuttosto soddisfatti del lavoro realizzato. Riportiamo ora, così com’è stato scritto, un articolo giornalistico sull’inaugurazione.

Articolo da “Il Resto del Carlino”   Domenica 6 giugno 2010

 COSI’ L’ATRIO DELLA SCUOLA DIVENTA UN GRANDE MUSEO IMMAGINARIO

“La stanza è frutto della sinergia tra l’Accademia di Urbino e i piccoli alunni”

 Il salone d’accoglienza della scuola elementare di Largo Baccelli diventa un museo immaginario. Si è inaugurato ieri, in occasione della festa di fine anno, il nuovo spazio frutto del progetto “Soqquadro”, nato dalla collaborazione tra gli studenti del dipartimento di Comunicazione e didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e tutti i piccoli allievi della scuola. Obiettivo del progetto, finanziato dal quartiere di Pantano- Santa Veneranda, era quello di “trasformare uno spazio triste e brutto ­– spiega l’insegnante coordinatrice Maria Rosaria Montuoro -, in un salone ricco di stimoli per gli alunni, ma anche per i genitori”. Il risultato è un percorso didattico in cui a guidare i visitatori sono tre grandi artisti contemporanei: Magritte, Pistoletto e Kosuth, che con le loro concezioni di arte insegnano ad attivarla capacità critica.

Nel soffitto ci sono nuvole di cartone e parole in fil di ferro sospese su uno sfondo non blu, ma beige; nelle pareti le sagome di palazzi e case; all’entrata c’è una porta circondata da carta da parati strappata e le porte dei laboratori lungo una parete sono diventate soglie rispecchianti con domande sull’identità di chi si riflette. Infine, vicino alla porta, c’è una lavagna con la celebre frase di Magritte “ Questo non è un cappello”, scritta sotto la figura di un cappello che contiene il disegno dell’elefante della favola “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupery e , in fondo, una macchina per scrivere con accanto la sua foto e la definizione dell’oggetto. Il tutto in un gioco continuo di ambiguità tra interno ed esterno e riflessione su realtà e identità.

 Questi gli alunni del biennio specialistico dell’Accademia che hanno lavorato al progetto: Teresa Abate, Luana Colocci, Veronica Cestari, Giulia Fraternale, Patrizia magnani, Elvis Spadoni e Stefania Varvara.

“ Magritte ci fa riflettere sul ribaltamento della percezione – spiega la direttrice del Dipartimento dell’Accademia di Belle Arti Antonella Micaletti -, Pistoletto aiuta nella creazione di uno spazio ambiguo con domande sull’identità e Kosuth fa degli oggetti d’uso una sofisticata riflessione sui codici linguistici. Non volevamo trasformare i lavori dei bambini in opere d’arte, ma creare insieme a loro uno spazio da vivere attivamente e fatto per cambiare continuamente, in cui niente è come sembra”.

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